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Il granito e lo scalpellino

 
 

Da alcuni anni gli Enti Comprensoriali propongono iniziative per far decollare un turismo culturale sostenibile, incentivando tutte quelle realtà territoriali che possono dare  un riscontro non solo nella crescita della persona ma anche in termini di occupazione.
Ecco che il Comune di Braone da qualche tempo,in seguito ad alcune iniziative della Pro-loco (mostre, visite a laboratori, dimostrazioni pratiche ecc.), ha favorito la nascita e la realizzazione di un progetto ambizioso chiamato”Via della Pietra”.
In tale progetto, che prevede tre siti,è stato portato a termine in modo completo ed organico un sito chiamato Parco Palobbia e, in brevissimo tempo, saranno ultimati pure gli altri due(Dosso degli Areti e Cava di Piazze).

La pietra preminente da lavorazione  è il granito dell’Adamello sia perché più resistente e compatta sia perché più abbondante sul territorio.
Infatti nella storia di Braone due sono stati i luoghi che hanno fornito in abbondanza la materia prima:l’alveo del torrente Palobbia e la località di Piazze.
Agli abitanti del piccolo villaggio di origine basso-medioevale,sorto vicino al torrente per ovvie ragioni legate all’agricoltura(irrigazione) e all’artigianato(mulini e fucine),il depositarsi continuo sull’alveo di grandi e piccoli sassi di granito  diede l’opportunità,sia pur nella disgrazia delle alluvioni, di aver a disposizione abbondante materia prima che portava lavoro e benessere. Infatti,non a caso,  proprio durante il Rinascimento quando l’economia  era fiorente in tutte le regioni italiane anche Braone usufruì del momento favorevole e ne sono testimoni i  numerosi e pregevoli portali per le corti,tanto che nel testo di Belotti e Tognali”Sulla via del Granito”si legge—Senza nulla togliere ai numerosi portali distribuiti in diversi paesi della Valle Canonica, sicuramente quelli di Braone sono i più antichi e architettonicamente più rilevanti dell’intero territorio--.

 
 

Fino al XX° secolo le numerose alluvioni del torrente, pur terribili e devastanti,  hanno procurato la fonte rinnovabile di materia prima per gli scalpellini facendo rotolare a valle enormi massi di granito provenienti dal monte Listino e dalla Val Paghera di Ceto e dalle Foppe di Braone. 
All’inizio del ‘900 vuoi per la crescente richiesta del mercato vuoi per la mancanza di forti alluvioni, gli spaccapietre si trasferirono nella località di Piazze(m.1000 slm) dove vi erano numerosi trovanti e una grande parete di granito che poi diventerà cava(sembra sia stata l’unica vera cava di granito della Valle Canonica). Quindi tra l’inizio del secolo scorso e gli anni 70 gli scalpellini ebbero lavoro soprattutto considerando le grosse commissioni della prima metà del secolo quando furono ordinati numerosi blocchi e copertine per i muri e i ponti della linea ferroviaria,per il canale  e le briglie e le centrali delle società elettriche,per lastricare piazza Vittoria di Brescia,per costruire le fontane commemorative del paese ecc. Se volessimo citare altri manufatti di granito l’elenco sarebbe lunghissimo,basti ricordare  i cordoli ,i pilastri,le mensole, i paracarri, i gradini, i caminetti,i pali della vite ecc.
Negli anni in cui l’economia italiana è passata da agricola-artigianale ad industriale (anni ’60-70) la domanda di manufatti di pietra crollò perché subentrarono,soprattutto nell’edilizia,nuovi e meno costosi materiali(laterizi, ferro,plastica ecc.).Per questo motivo,come in  vari altri settori produttivi, anche nell’artigianato della pietra non ci fu il ricambio generazionale perché i giovani apprendisti preferirono la condizione più sicura  e remunerativa delle fabbriche.
Tuttavia ancora oggi a Braone, a Ceto e a  Niardo sono ancora attive quattro ditte  con una decina di addetti anche giovani,che producono soprattutto blocchi lavorati per l’edilizia anche se alcuni non disdegnano, su commissione, di creare opere di un certo pregio artistico ricavando, da grosse pietre, fontane, caminetti, statue e sculture varie per monumenti ecc.

Se il lavoro dello scalpellino, visto superficialmente,può sembrare sì faticoso ma di facile apprendimento, è tuttavia necessario convenire che vi sono dei passaggi che prevedono l’uso del cervello e dell’esperienza. Infatti basti pensare all’abilità nel muovere pietre anche di alcuni quintali con semplici strumenti come la leva,allo studio della pietra per la ricerca della vena(shéda) per tagliarla con facilità e in modo appropriato al suo utilizzo, all’intuizione nello scorgere dentro un masso l’oggetto di una scultura o semplicemente all’intelligenza nel costruire i manufatti progettati.

Ovviamente,oltre agli strumenti tradizionali come il mazzotto e lo scalpello, oggi per sgrossare, per spaccare e rifinire il granito si utilizzano mezzi moderni come trapani,scalpelli pneumatici, trance ecc. che riducono notevolmente  la fatica e i tempi di lavoro.

Il Comune , oltre all’allestimento dei siti della Via della Pietra come già detto, prevede pure a breve termine la fondazione di una scuola per scalpellini(picapréde) al fine di dare l’opportunità a dei giovani che hanno voglia di apprendere il mestiere della lavorazione della pietra e perché no per  sviluppare in qualcuno l’eventuale passione per l’arte della scultura. Inoltre si pensa di allestire un museo all’aperto dove potranno trovare degna sistemazione e visibilità molti manufatti che hanno caratterizzato l’habitat e la società Braone 

Braone 20 febbraio 2009

Prandini Rino