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Anche le "corti" di Braone necessitano di un cenno particolare in quanto, da tanti secoli, hanno formato e formano tuttora la struttura del borgo; sono circa una ventina, di cui alcune in buono stato di conservazione. Le "corti" un tempo erano cortili chiusi da un portone (ancora oggi vi sono i portali di granito più o meno lavorato con l'arco a tutto sesto o con la trave e sono tutti datati) in cui vivevano le famiglie a struttura patriarcale (Cocchi, Bertuzzi, Gelmini, Facchini, Bonfadini, Prandini, Cancellerini, Rebuffoni, ecc.) i cui membri avevano in comune alcuni servizi come: il forno, la fontana , la concimaia, il fienile, il portico per gli attrezzi ecc. Queste dimore, oltre ad una società patriarcale, lasciano leggere un'economia agricola, dove tutti i membri della famiglia lavoravano insieme i terreni, costruivano insieme le abitazioni, si riunivano nel cortile d'estate e nelle stalle d'inverno per discutere i problemi comuni. Pertanto si può ritenere che questa delle "corti" sia la vera storia del nostro paese.
IL PORTALE dei Lègor
Nel 1984 in Sommavilla(quartiere della parte alta del paese) a fianco del numero civico 8 la parete sud di uno stabile di proprietà di alcune famiglie Cocchi ,disabitato da tempo,crollò e così pure il portale ad arco a quello unito mediante un muro di un metro di larghezza anch’esso caduto;soltanto la spalla sinistra rimase in piedi perché attaccata all’angolo di un’altra casa. Avendo io amore per l’arte in genere ho pregato uno dei proprietari(Cocchi Antonio),che per coincidenza era pure scalpellino,di ripristinare e di restaurare l’arco. Ad aumentare il mio interessamento al recupero di questo manufatto artistico-storico fu un altro momento fortunato e cioè quando dopo alcuni mesi trovai tra i sassi ammucchiati nel cortile la chiave di volta spezzata in due con la scritta in numeri arabi(guarda il caso) coincidente con quella che già conoscevamo , 1450 unita al segno solito della croce. Non è dato sapere da chi fu realizzato(gli scalpellini in tutti i tempi non sono mai menzionati ,solo gli artisti e gli architetti passano alla storia) e se è stato costruito con trovanti del posto o se è proveniente da un altro luogo e quindi riutilizzato. A me fa piacere credere che a lavorare le pietre sia stato uno scalpellino di Braone del ‘400 e che le pietre siano state reperite nel torrente Palobbia. Braone19 Dicembre 2007 Prandini Rino
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